GSO puntata 4: le 10 verità di Horst Wein, da Messi all’Albinoleffe…

GSO puntata 4: le 10 verità di Horst Wein, da Messi all’Albinoleffe…

 

Tratto da http://www.nottesport.it/le-10-verita-di-horst-wein-inventore-della-cantera-del-barcellona_43392.html

Le 10 verità di Horst Wein. inventore della Cantera del Barcellona, morto nel giorno di San Valentino:

  1. Il gioco è il maestro, non l’allenatore.
  2. Percepire prima, poi capire tutto ciò che si è visto, per prendere decisioni corrette e finalmente saper eseguire ciò che il cervello ha detto (H.Wein)
  3. Se desideriamo vincere nel calcio, dobbiamo aprire nuovi orizzonti, invece di percorrere sempre la stessa strada piena di errori (H.Wein).
  4. Bisogna adattare il gioco al bambino e non obbligare il giovane calciatore al gioco degli adulti (H.Wein).
  5. In ogni essere umano esiste un bimbo che vuole giocare (F.Nietzsche)… e non vincere. (H.Wein).
  6. Prima di mettersi in marcia, bisogna conoscere il tragitto. (H.Wein)
  7. Ama il pallone, consideralo il tuo migliore amico e trattalo con affetto e delicatezza (H.Wein).
  8. L’esempio è il miglior insegnamento (H.Wein).
  9. I buoni formatori sono quelli che non istruiscono, ma guidano i giocatori a scoprire e a pensare (H.Wein).
  10. Se fai sempre ciò che hai sempre fatto non arriverai più lontano di dove sei sempre arrivato (H.Wein).

Il cuore di Wein ha smesso di battere, lasciando il calcio e tutti i ragazzi della Cantera che ha plasmato con il suo genio. Anziano professore tedesco cresciuto con l’hockey su prato, era unanimemente riconosciuto il ‘guru’ del calcio mondiale, per il settore giovanile.
Allenatore degli allenatori, ne ha formati almeno 15mila, in ogni angolo del Mondo, anche il più sperduto.
Partendo da un assunto, mai stanco di ripeterlo: “gli allenatori che vincono tutto con i giovani non hanno lavorato per il loro futuro, ma per il proprio”.

Il suo metodo, adottato dalla Federazione Spagnola, puntava sull’assecondare la natura dei bambini, senza nessuna forzatura, e lavorare sulla loro intelligenza calcistica.
Per questo, aveva inventato il FUNino, un calcio 3 contro 3, a quattro porte, per stimolare il cervello dei piccoli giocatori. Da qui, la nascita del ‘Tiki-Taka’ e del mito di Messi, Iniesta, gli altri della nidiata più forte, vincente, famosa del calcio.

Da qualche anno, l’Italia era la sua seconda casa: qui ha tenuto diversi corsi con centinaia di allenatori a bocca aperta, uno anche a San Siro.

Il primo lo ha tenuto a Desio, in casa Aurora Desio.
Davanti a un centinaio di allenatori: una folgorazione, uno choc. L’inizio della rivoluzione, per il calcio giovanile italiano. Perchè ci ha fatto capire quanto tutti stessero sbagliando: troppa attenzione al fisico, troppe riflessioni sulla tattica, troppi occhi puntati sul risultato.
Metodi sbagliati, improvvisati.
Occorre allenare il cervello, che è il muscolo più importante di un calciatore. E riformare il sistema competitivo, che parte troppo presto, creando solo tensioni.

Horst e il suo alter-ego Marcello Nardini, presidente della Horst Wein Association Italia, instancabile ricercatore e innovatore, sempre a Desio, gennaio 2014, era al primo Festival nazionale di FUNino: spettacolo nuovo, unico, diverso…. A misura di bambino, gioco e divertimento, quintessenza della gioia.

A settembre, con Brianzatornei, il bis, a Monza, con il primo Festival Internazionale: 150 bambini provenienti da mezza Europa. Uno spettacolo di gol e sorrisi mai visto prima.

Horst veniva in Brianza per plasmare con la sua metodologia il vivaio dell’Albinoleffe.
Cultura calcistica immensa, idee geniali, visionarie, trasmesse con enorme passione. Aveva 75 anni e tanti progetti.

I suoi insegnamenti valevano dentro e fuori dal campo: “obiettivo primario nello sviluppo di un giovane calciatore è favorire sempre la creatività dei bambini. Tutti ne hanno, ma sia a scuola che al calcio viene castrata, perchè sono sempre sotto esame, sempre vincolati ai risultati: così prevale lo stress, che è nemico della creatività”.

Ripeteva: “Il calcio parte dalla testa, attraversa il cuore e termina nei piedi”.
Ciao, Horst, adesso potrai insegnare ai piccoli Angeli a giocare a calcio, con quattro porticine tra le nuvole.

 

 

 

Alla prossima!!

 

mavalle

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